Sonoisterosalpingografia

Il desiderio di una coppia di avere un bambino, un desiderio naturale e legittimo, spesso si scontra con una difficoltà oggettiva nel concepimento. Non è il caso di allarmarsi. Con l’aiuto di un ginecologo o eventualmente di altri specialisti, è possibile, passo dopo passo, individuare le cause della presunta sterilità ed eventualmente porvi rimedio per tempo.

Uno dei primi esami diagnostici consigliati per la donna è la Sonoisterosalpingografia.

Vediamo di che si tratta.

CHE COSA È?

La Sonoisterosalpingografia (SHSG: Sonohystero-Salpingography o Hy-Co-Sy: Hystero-salpingo-Contrast Sonography) con mezzo di contrasto è una metodica ecografica per la valutazione della pervietà tubarica, ovvero della eventuale apertura di una o di entrambe le tube uterine.

Si propone come alternativa non invasiva all’Isterosalpingografia (metodica radiologica) e alla Cromosalpingografia in corso di laparoscopia (la laparoscopia è un vero e proprio intervento, sebbene poco invasivo, che si esegue praticando solo tre piccoli fori nell’addome).  Queste ultime due tecniche che abbiamo citato sono ancora oggi considerate le migliori metodiche di studio della pervietà tubarica.

La Sonoisterosalpingografia viene proposta come esame diagnostico di primo livello negli accertamenti iniziali per la sterilità di coppia, in questi casi viene generalmente associata alla valutazione della cavità uterina con Sonoisterografia e allo studio della morfologia uterina con Ecografia Transvaginale 3D.

COME SI ESEGUE?

L’esame viene eseguito in ambulatorio, nella prima fase del ciclo (tra il 5° e il 12° giorno) senza utilizzare anestesia locale; può essere utile eseguire una premedicazione con antispastici circa un’ora prima dell’esame.

Dopo aver disinfettato la cervice uterina, si introduce in utero un catetere dotato di palloncino, e si posiziona in modo che il palloncino occluda l’orifizio uterino interno. Questa operazione serve a impedire la fuoriuscita del liquido di contrasto che è necessario introdurre per eseguire l’esame.

A questo punto, mentre si esegue l’ecografia transvaginale, si iniettano nel catetere soluzione fisiologica sterile ed aria e si verifica il passaggio delle bolle d’aria nella cavità uterina, a livello della tuba e intorno all’ovaio. Se il passaggio avviene senza ostacoli significa che le tube sono aperte. Può anche accadere che all’interno delle tube vi sia un deposito di muco, che in questo caso, al passaggio del getto di aria e acqua, viene rimosso. E dunque l’esame diagnostico ha anche un effetto “curativo”.

L’ausilio del color Doppler, che evidenzia un forte incremento di colore al passaggio del mezzo di contrasto, può essere utilizzato come criterio aggiuntivo per la diagnosi di pervietà tubarica. Infine il rilievo di una falda fluida in cavità peritoneale dopo l’esame conferma ulteriormente che le tube sono aperte.

 

EFFETTI COLLATERALI

L’esame può provocare, seppure in una piccola percentuale di casi, alcuni effetti collaterali quali dolori pelvici, sudorazione, nausea, vomito, bradicardia, lipotimia e perdite ematiche vaginali. Molto raramente si è verificata la comparsa di febbre accompagnata o meno da infezione pelvica: per evitare questi effetti collaterali viene eseguita una prevenzione antibiotica dopo l’esecuzione dell’esame.

L’accuratezza diagnostica dell’esame è sostanzialmente buona (circa 75-80% dei casi) con una percentuale di falsi positivi (cioè tube viste pervie ma in realtà chiuse) del 2-6%. L’esame risulta sicuramente accurato quando si evidenzia il passaggio delle micro-bolle di aria nelle tube e in cavità peritoneale, mentre la sua accuratezza si riduce quando tale passaggio non si riesce a valutare così nettamente. In questi casi l’occlusione tubarica non deve essere data come reperto conclusivo ma è necessario eseguite esami di secondo livello (Isterosalpingografia o la Cromosalpingografia) che permettano una diagnosi definitiva..

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